Dialoghi Surreali con uno gnomo beffardo

347.

– come stai?
– sono inspiegabilmente felice.
– io però conosco la spiegazione.
– perchè tu sei la forma primordiale di me.

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346.

– guarda qua, il mio copripiumino si è strappato.
– eh, bisognerebbe metterci su una toppa.
– io la preferirei senza una consonante.

345.

– tutti mi dicono che ho la stoffa del venditore, e credo abbiano ragione.
– sento un tono di amarezza, non va bene per il lavoro che fai?
– per quello, sì.
– e allora?
– non va bene per la mia vita.
– cioè?
– lì non ho bisogno di vendere, ma di comprare.

344.

– chi soffre?
– io.
– bisogna darle una mano. Chi s’offre?
– io.

343.

– sono stanca di parlare con me stessa.
– perchè?
– non mi ascolto mai.

342.

– brutta cosa la supponenza.
– suppongo di sì.

341.

– e comunque grazie, perchè quest’anno sono praticamente già pronta per la prova costume.
– figurati, se possiamo fare qualcosa per te.
– bene. allora datemi anche le ferie.

340.

– adesso sei felice lì?
– sì.
– bene, sono proprio contenta se sei felice.
– ci sono però delle altre cose che non mi rendono felice.
– se si trovasse il modo di sistemarle, io sarei felice?
– uhm, non credo.
– allora cazzi tuoi.

339.

– ti amerò per sempre.
– sempre sempre?
– sempre che ne avrò voglia.

338.

– lo sai che tra un po’ la ruota girerà di nuovo, sei pronta?
– spero che si buchi.
– è di legno, sciocca. come la tua testa.
– veramente non mi riferivo alla ruota.